Dalla tesi di laurea in Storia dell'Arte - Anno Accademico 1991 - 1992

del Prof. Giovanni Marziali presso l'Università degli studi di Siena, relatore Chiar.mo Prof. E. Crispolti

 

 

INDICE

SIBO' Futurista

 

1  - La prima opera futurista

2  - Le aeropitture

3  - La nascita di Littoria

4  - I^ Mostra di Arte Provinciale a Sabaudia

5  - L'incontro con Marinetti e la costituzione del gruppo futurista di Littoria

6  - Nel vortice della gloria ed altre opere

7  - II^ Mostra di Plastica Murale a Roma

8  - La Galleria Nazionale di Littoria

9  - Festa futurista all'Albergo Littoria

10 - Poesia e Arti Corporative ed il Poema Africano della Divisione "28 Ottobre" di Marinetti

11 - La Mostra Nazionale delle Colonie Estive

12 - 1938. Gli allestimenti delle mostre di Littoria e la XXI^ Biennale di Venezia

13 - Le visioni futuriste di Siena

 

 

- Biografia

- Bibliografia

- Intervista con Sibò

 

- La prima opera futurista -

 

Il percorso futurista di Pier Luigi Bossi, in arte Sibò, inizia per caso quando geometra a S. Casciano dei Bagni, in provincia di Siena, si trova ad essere testimone di una delle prime grandi bonifiche che si stavano effettuando allora in Italia, la cosa lo appassiona a tal punto che decide di descrivere le sue sensazioni con il mezzo che gli è più congeniale: la pittura. Questa disciplina, coltivata da sempre, era stata perfezionata a Siena, durante gli anni di studi tecnici, ascoltando alcune lezioni tenute dal pittore ed architetto Arturo Viligiardi che, in quegli anni, è Direttore Artistico didattico del locale Istittuto di Belle Arti e da altre lezioni private impartitegli da Dario Neri. da quest'ultimo pittore collocabile in ambito simbolista, tardo-liberty, ha modo di apprendere la padronanza del disegno, la ricerca dello spazio, della luminosità e l'uso armonico dei colori (nota 1). Con questo bagaglio di esperienze applicate alla corrente artistica il Futurismo, alla quale sente di appartenere dopo aver visto e studiato alcune opere ed il movimento soprattutto a Torino e continuando a leggere la rivista "Stile Futurista" (nota 2), l'artista inizia a dipingere ciò che sta vivendo e quanto questo lo entusiasma.La prova di ciò è un quadro, datato 1932, che è senz'altro la prima manifestazione futurista della sua pittura. Nasce proprio in quest'anno il Consorzio di Bonifica della Valle del Paglia che avrebbe, di li a poco, eretto una grande diga, formata dal torrente Elvella affluente del Paglia, situata nell'alta valle del fiume tra le regioni Lazio e Toscana (nota 3). Anche Sibò fa parte di coloro che collaborano con l'Ingegnere progettista, ha perciò modo di vedere la creazione delle varie opere effettuate nella zona e di riportarle na "La Bonifica": un brano panoramico che permette di osservare un paesaggio che in questo caso riguarda una parte del corso del Paglia visto dalla cima del monte Amiata. La visione abbraccia tutto il comprensorio intersecandolo e sovrapponendolo in una quarta dimensione che permette una simultanea visione prima-dopo delle opere prevista nel luogo (nota 4).

L'andamento curvilineo delle colline e del fiume è "tagliato" da fasci di linee rette dati dagli sbarramenti della diga e dai fili dell'elettricità distribuiti su tutto il territorio. Viene così a formarsi un contrasto tra i movimenti dolci ed ondulati degli elementi terra ed acqua e quelli retti e spigolosi delle installazioni umane. La centrale con le cabine di trasformazione, sorta conseguentemente alla diga, è posta in alto al centro del quadro e, pur essendo rappresentata piccola ed in maniera essenziale, la sua presenza salta in primo piano in quanto è da quì che si irradiano i fili elettrici che, correndo sui pali, arrivano ai borghi turriti ed ai castelli situati nelle alture di questo spaccato geografico. La centralina viene di conseguenza enfatizzata assumendo una privileggiata collocazione all'interno della composizione poichè simbolo della macchina e del lavoro umano. In tutta la prima produzione pittorica di Sibò il soggetto principale è il tema paesistico che, pur richiamando alla mente le aeropitture di Gerardo Dottori caratterizzate da quella "realtà antropologica agrario-artigiana della sua terra natale, alla quale è rimasto sempre profondamente legato e della quale anzi ha cercato di offrire un'immagine attuale, relativa tuttavia a contenuti antropologici ed ecologici antichi." (nota 5), viene inquadrato in un'altra ottica meno spirituale e più tangibile, Sibò è "... attratto dall'atmosfera di puro entusiasmo creativo, dalle opere che aveavano fatto rinascere i terreni grazie all'aiuto di nuove macchine, dalla voglia di esaltare la tecnologia legata alla natura..." (nota 6 ).

Il riscatto che egli ha con la natura si diversifica nella scelta specifica dei soggetti geografici: le pianure, le colline, i monti ed anche i mari descritti dall'artista non sono terre vergini, ma stanno avendo o hanno avuto dei processi trasformativi, grazie alla mano dell'uomo o meglio ai nuovi moderni macchinari, che permettono di creare uno scenario naturale diverso, ancor più carico di forze dinamiche.

Quanto sia fortemente significativo il paesaggio legato alla bonifica umana, lo si può vedere in " Agro Pontino" dove si assiste ad una aeropittorica intersezione di forme dall'andamento sia curvilineo che rettilineo, che sottendono la presenza dell'uomo e della macchina in quanto descrivono gli immensi campi precisamente arati da moderni trattori, mentre sullo sfondo è visibile il promontorio del Circeo, quale punto di riferimento geografico. Una campagna ben curata è anche in "Girando sull'Agro", dove linne ancor più fluide e variamente contorte ed attorcigliate tolgono nell'opera qualsiasi elemento di tensione. Anche la pennellata si fa più larga e morbida, essenzialmente sinuosa, e l'insieme di queste caratteristiche creano una visione distorta e, in alcuni punti, dilatata, che rende coerente e dinamica la veduta dall'alto.

 

Note:

 

1.      Le notizie sulla vita e le opere di Sibò e del suo rapporto con il Futurismo sono testimonianze raccolte nell'intervista fatta da me a Pier Luigi Bossi - Sibò - a Proceno il 20 marzo 1992

2.      Cfr. nota 1, p. 99

3.   Tutte le vicende della bonifica della valle del fiume Paglia sono riportate in " Il Consorzio di bonifica della Val di Paglia 1931-1977", La Commerciale, Acquapendente, 1979.

4.      Ibid. L'opera è riportata nella foto di copertina del libro.

5.      E. Crispolti, a cura di, " Ricostruzione futurista dell' universo", catalogo della mostra, Torino Mole Antonelliana giugno - ottobre 1980, Torino, 1980, p. 501

6.       Vedi nota 1, p. 100

 

Capitolo 2 - Le Aeropitture

 

Il tema della macchina legata al lavoro dell'uomo è il motivo che caratterizza la prima fase della produzione pittorica di Sibò, che sente vivamente e vuole rappresentare a tutti i costi la modernità della civiltà industriale, per questo si appropria di un altro soggetto fondamentale dell'area culturale futurista: l' aeroplano.

Esaltata nel "Manifesto dell'aeropittura futurista" del 1929, questa aeromobile, ultimo mito scaturito dalle invenzioni meccaniche, da il via ad una nuova fase pittorica più modernamente protesa verso il futuro poichè con essa o meglio su di essa l'ottica visione dall'alto diventa ancor più dinamica perchè in movimento.

"Questa fase aeropittorica e cosmica, nella quale può riconoscersi il secondo tempo problematico della vicenda creativa del secondo futurismo italiano, corre sostanzialmente per tutti gli anni Trenta e l'inizio dei Quaranta (1", corrispondenti al periodo in cui opera l'artista.

"Sono di questi stessi anni gli aerei in picchiata di Crali e di Tato ("Me ne frego vado in su" era l'arditistico titolo di un suo dipinto dell'epoca), le vertiginose prospettive aeree di Dottori, di Benedetta, di Ugo Pozzo. Persino Balla (le cui propensioni in questo periodo andavano piuttosto verso la simbolizzazione di occulte corrispondenze tra forze naturali e psicologiche), fece propria questa mitica immagine dell'Italia fascista: "Balbo e i trasvolatori italiani" costituì un tempestivo omaggio a Italo Balbo. Secondo Marinetti, infatti, "la vittoriosa impresa transoceanica" di Balbo fu l'occasione ufficiale per la nascita dell'aeropittura. (2".

Anche Sibò dedica un quadro a questo avvenimento, poichè durante gli anni di lavoro per il Consorzio della Valle del Paglia si reca spesso ad Orbetello, per correggere progetti tecnici insieme ad un altro collega che risiede nella cittadina; quì, nel gennaio 1931, ha modo di vedere la partenza dei dodici idroplani Savoia Marchetti S-55, capitanati da Italo Balbo, per la prima traversata dell'Atlantico meridionale (3.

A distanza di quattro anni, nel 1935, egli ritrae l'evento secondo le regole dell'aeropittura: i campi, i depositi sabbiosi dei tomboli di Giannella e di Feniglia, la laguna ed il mare ruotano in una spirale di linee determinate dall'andamento degli apparecchi che, per fare una partenza spettacolare, si innalzano in aria girando su loro stessi. In "Partenza della I crociera atlantica", il paesaggio appare come fosse schiacciato, appiattito e le spiagge ed il mare sono ribaltati dalla veloce e dinamica veduta dall'alto. L'opera risulta interessante anche perchè viene compiuta con la tecnica polimaterica. Mentre in "Aeroplani", la grande sintesi cromatica, plastica e dinamica avviene nel cielo solcato da velivoli ridotti a dei punti in lontananza, ma il loro tragitto è scandito con precisione, armonia e stile da linee che demarcano parti di cielo contraddistinte da un diverso cromatismo che si pone dinamicamente all'interno della composizione e ne enfatizza ulteriormente gli effetti.

La rappresentazione aeropittorica raggiunge l'apoteosi quando la veduta avviene durante un'acrobazione aerea che può essere una picchiata a vite, un giro della morte o una repentina virata, come in "Incursione aerea", dove la visione viene data da un aereo che sta forse precipitando e sotto di lui, in un cielo costellato di lampi fiammeggianti, altri due vevoli sono intercettati da potenti riflettori che illuminano con fasci violentemente accecanti la scena.

In un altra pittura del '42, dove è presente l'aereo, le forme meno liriche assumono connotazioni più didascaliche, si tratta di "Guerra", dove la macchina volante viene messa in relazione con l'evento sociale bellico in maniera propagandistica divenendo parte plastica della sintesi simbolica della guerra moderna.

Queste opere di Sibò non vanno viste in termini di realistica "documentazione", in quanto in esse avviene un'astrazione figurativa che inserisce questi dipinti in un'ottica magico-fantastica per cui il nuovo mezzo meccanico diviene lo strumento per la trasfigurazione della visione del mondo che, dopo qualche anno, diverrà cosmica (4.

 

Note Capitolo 2

 

1.     E. Crispolti, "Il secondo futurismo", in AA.VV., "Arte italiana del XX secolo. Pittura e scultura 1900-1988", catalogo della mostra, Londra gennaio-aprile 1989, Leonardo Editore, Milano 1991, p. 169

2.     L. Malvano, "Fascismo e politica dell'immagine", Bollati Boringhieri, Torino, 1988, p.164

3.     Cfr. nota 1, cap. I, p. 100

4.     "L'aeropittura poi inserì la quarta dimensione: il tempo, con la simultaneità delle visioni che da un aereo in movimento (ma anche dall'alto di una roccia a picco sul mare mosso o si una gru dove nei terren sottostanti stanno facendo dei lavori di smottamento) possono essere concepite." Afferma Sibò nell'intervista, vedi pp. 111-112. Ancora oggi nello studio dell'artista a Proceno su di un tavolo fa bella mostra di se il fascicolo: "Artecrazia". Anno I. 15-30 Luglio 1932-X Supplemento di "Futurismo". Fascicolo N.3, dove è riportato il manifesto dell'aeropittura e le autopresentazioni degli aeropittori futuristi italiani.

 

Capitolo 3 - La nascita di Littoria

 

Nel 1934 Sibò viene trasferito, sempre come Capo Sezione del Comune, dalla Toscana al Lazio nella parte meridionale di questa regione, a Littoria (nota 1); questa città era stata " costruita in pochi mesi nella zona una volta la più malsana di tutto l'Agro, dove non v'era che un gran casale, il famoso "Quadrato", circondato da pantani e dalla selva. L'abitato di Littoria si raggruppa, per ora, intorno a due piazze principali: Piazza del Littorio, dove ha sede il Palazzo del Comune, l'Albergo Littoria e il Palazzo degli Uffici Finanziari e Piazza 23 Marzo, nella quale sorgono il Palazzo del Governo e la Banca d'Italia, la Caserma dei Carabinieri e il Palazzo delle Assicurazioni." (nota 2)

Da questa cronaca del tempo è evidente dedurre che Littoria è stata progettata per specifiche funzioni di servizio, prima che di residenza, concepita come località centrale di un territorio, il futuro Agro Pontino, che doveva ancora non solo organizzarsi, ma addirittura popolarsi, infatti la città " nel marzo del '34 presentava un modesto, ma preciso e razionalistico gruppo di edifici, ma era ancora incapace di ospitare la crescente massa di operatori pubblici e privati che risiedevano a Roma e nei dintorni.

La velocissima realizzazione di stabili dell'INCIS, Istituto Nazionale Case Impiegati Statali, e dell'IACP, Istituto Autonomo Case Popolari, fece si che già nell'inverno dello stesso anno la carenza di alloggi fosse notevolmente ridotta. Intanto, dopo che la " primiceria " (malattia mortale) era stata definitivamente debellata, il nucleo della città, progettato dal carissimo amico l'Architetto Frezzotti, cresceva." (nota 3).

Arrivato a Littoria l'artista rimane affascinato dal clima di febbrile attivismo intrapreso negli anni '30 dal fascismo, che stava cercando operazioni capace di assicurargli consensi interni ed internazionali, come il piano della bonifica pontina " Si trattava da un lato di realizzare, con grandi vantaggi propagandistici, un obiettivo su cui da secoli si reggistravano fallimenti, dall'altro di cercare soluzioni ai problemi della sistemazione della popolazione agricola, senza entrare in urto con gli interessi agrari" (nota 4).

Ma per Sibò questo avvenimento " era una festa, una festa del lavoro, intenso, che non lasciava un momento di respiro, ognuno si sentiva veramente parte integrante di un opera che cresceva di giorno in giorno, in velocità, con scadenze programmate, ma coll'imperativo di fare le cose nel migliore dei modi. " (nota 5). Del resto il suo entusiasmo è giustificato dal fatto che il mondo della produzione, della meccanica, della tecnologia teorizzato dalla precedente generazione futurista, in questo momento viene finalmente applicato ad una realtà oggettiva. Questo presente nuovo viene rappresentato con fervore in delle immagine che non sono più prefigurazioni di quello che dovrà avvenire, ma attestano con genuina certezza la mutata condizione di un futuro attuato (nota6). Ciò è bene espresso in alcuni quadri dell'artista come la "Nascita di Littoria", dove gli stilemi formali, tutti futuristi, non descrivono un'utopica ascesa di una metropoli immaginaria, ma illustrano i primi edifici di una città che effettivamente si sta costruendo. Nell'opera tutti gli elementi sono sottoposti ad un geometrismo spigoloso e stilizzante, che estremizza le consuete caratteristiche compositive dell'autore il quale, con una tecnica precisa e raffinata, da miniaturista, riesce a dare una visione-esplosione del paesaggio dove le forme di palazzi e monumenti e la spazialità del luogo si scompongono e si riamalgamano grazie ad una serie di linee-forza che, frantumandosi tra loro, danno vita a delle visioni simultanee di architetture, colorate con toni squillanti in maniera diversa le une dalle altre. Così la rappresentazione, composta da frammenti di cielo, terra ed edifici, è sintetizzata nell'insieme dal moto ascenzionale che coinvolge vorticosamente forme e colori, raggiungendo la massima efficacia.

Il nucleo di Littoria è rappresentato in altri due dipinti, dove la componente figurativa è trattata in modo meno sommario, vi è inoltre una mutata dolcezza delle linee dell'orizzonte ed una graduale morbidezza di alcuni toni cromatici, si tratta di: " Sorvolando Littoria" e il già ricordato " Girando sull'Agro". In queste due aeropitture la neo-città, dipinta in proporzioni ridotte è posta quasi al centro del quadro, non viene sopraffatta, ma inglobata dalla natura limitrofa, entrando in simbiosi con essa. Infatti per Sibò città e campagna sono legate al sistema meccanico-progressista che ah fatto nascere l'una e rinascere l'altra; in questa realtà, ancora volta, l'uomo legato alla macchina, intesa come affascinante elemento dell'immaginario sociale, opera sul paesaggio, cambiando con celerità una situazione statica da anni. L'artista vuole perciò mettere in risalto il "bellissimo sogno che si andava realizzando di giorno in giorno, la soddisfazione nel vedere nascere il tutto dal nulla, anzi dal peggio il meglio, e non ultimo il benessere di tutti gli abitanti-lavoratori" (nota 7).

In "Sorvolando Littoria" la celebrazione orgogliosa del processo di espansione topografica è data anche dalla raffigurazione dei primi edifici pubblici innalzati nella nuova città dove, per obbedienza al regime, convivono le opere di Oriolo Frezzotti di stampo "romaneggiante", con le realizzazioni futuriste di Angiolo Mazzoni e i razionali interventi nei quartieri residenziali di Paniconi, Pediconi e Nicolosi. (nota 8)

Ma a sbocciare per prima, nel quadro, è la piazza principale, la sua torre, il giardino (nota 9) che si inseriscono in una terra ideale dove, in un clima da favola, degli aeroplani solcano il cielo come uccelli meccanici.

 

Note Capitolo 3

 

1. Cfr. Guida d'Italia de T.C.I., "Lazio", Touring Club Italiano, Milano, 1981, p.776

2. "Agro Pontino"- Anno IX-XV, Ente Nazionale Industrie Turistiche Ferrovie dello Stato, Pizzi e Pizzo, Milano-Roma, pp 17-18

3. Vedi nota 1, Cap I, p. 101

4. G. Accasto, "Latina. Profilo storico-urbanistico, in "Capire l'Italia. Le città. Itinerari.", Touring Club Italiano, Milano, 1978, p. 182

5. Vedi nota 1, Cap. I, p.102

6. "... nella seconda metà degli stessi anni Venti e nei Trenta pittura e scultura futuriste possono, a loro volta, essere intese in chiave, invece, di quel "presente" nuovo "realizzato" del quale s'è detto, valgono cioè come immagini non più di un "futuro"

 

Capitolo 4 - I Mostra d'Arte Provinciale a Sabaudia

 

Nella primavera del 1936 in Agro-Pontino vengono organizzate delle manifestazioni artistico-letterarie alle quali il regime cerca di dare la massima importanza per esaltare l'opera di risanamento agrario e riscattare la provincia di Littoria da quel ruolo secondario relegato allo sfruttamento delle campagne che avrebbe altrimenti assunto.

Indicativo è un quadro, di questo anno, composto da Sibò insieme a Dario Di Gese, oggi perduto: "La grande bonifica" (2, al centro del quale un grosso piede fa forza su una vanga che affonda nel terreno creando un giuoco di linee antropomorfe. Con questo simbolo si attua un cambiamento  dell'ambiente visibile negli altri soggetti del dipinto come il canale colmo d'acqua, la casa colonica, l'elmetto, i campi arati e la città nuova che svetta verso l'alto, ognuno di essi ha subito quel processo di geometrizzazione necessario per essere inserito nelle diverse strutture prospettico-spaziali che simultaneamente ribaltano in primo piano queste molteplici positive realtà con un dinamismo che evita di far scadere la composizione in un banale ex voto celebrativo. Questo rischia di succedere perchè la pittura, come la scultura e la letteratura in questo momento si fanno scrupolosi interpreti di immagini riguardanti la natura e la vita dell'Agro Pontino che vengono utilizzate metaforicamente come esempio dal regime per mettere in risalto " la redenzione operata dal Fascismo su queste terre un tempo mortali." (3, accademizzando in maniera sterile e superficiale questi temi.

Per questo il giorno 3 di maggio si tengono a Sabaudia la consegna del I Premio Letterario "Sabaudia" e l'apertura della I Mostra d'Arte Provinciale "questi avvenimenti furono il primo passo verso un più stretto rapporto fra lavoro e cultura e tutto ciò permise di creare una provincia che non era solo sulla carta, ma aveva abitanti veri." (4

Narturalmente gli eventi vengono riportati sulla stampa nazionale con tono declamatorio ed entusiastico. Nel "Giornale d'Italia" del 24 giugno si legge: " Le manifestazioni artistico e letterarie di Sabaudia, indette dall'Unione Fascista dei Professionisti e degli artisti di Littoria, hanno sortito un esito brillantissimo. La giovanissima provincia creata dal Capo, che all'Agro Pontino ridette vita redimendolo dai miasmi della mortifera palude, si mette, così, all'avanguardia, anche nel campo delle manifestazioni dello spirito. Accanto al Premio Letterario Sabaudia che ha visto l'affermazione di un nuovo scrittore si è avuta la prima Mostra d'arte dell'Agro Pontino. L'importanza di questa manifestazione è stata superiore ad ogni aspettativa e per il nome degli artisti che hanno esposto e per il numero delle opere esposte." (5

Sibò, che si chiama ancora Pier Luigi Bossi, viene invitato dall'Ingegner Pasqualucci, Presidente dell'Unione Fascista dei Professionisti e degli Artisti della provincia di Littoria, a partecipare alla suddetta mostra (6, egli, dopo essersi inseritonell'ambiente di Littoria sta dipingendo numerosi quadri e decide perciò di partecipare inviando otto opere : "Sabaudia", L'ombra della torre", "Rustico", "La battaglia dei campi", "Frate Francesco", "Traslazione", "Poesia del golfo" e "Paesaggio italico" che vengono esposte nella III sala, chiamata futurista, insieme con altre dell'amico collega Di Gese (7. Con quest'ultimo egli compone a "quattro mani", firmandoli insieme, il ricordato "La grande bonifica" e "Teatro lirico", entrambi presenti in mostra (8.

in "Teatro lirico", si assiste ad una sintesi del mondo teatrale data dall'insieme di oggetti, in movimento, che lo compongono: strumenti musicali, maschere, spartiti, note, palchi, tendaggi, scenografie, riflettori compaiono davanti all'osservatore senza nessun ordine logico, ma ognuno con un suo valore simbolico, illuminati da fasci di luce irradiati da più punti che evidenziano la situazione estremamente plastico-dinamica dell'insieme. Soggetto caro ai futuristi quello del mondo del teatro, ed anche all'autore, che possiede nella sua personale collezione altri due piccoli lavori dedicati a questo tema: un disegno, dove è evidente la compenetrazione di scenario, spettatori e sagome danzanti, e un bozzetto con ballerine di cancan. In quest'ultimo, in una vorticosa spirale, compaiono: orchestra, pubblico, gambe saltanti e variopinte sottane, ma è il colore "quale mezzo di comunicazione emotivo-immaginativa,di forte inensità". (9, che riesce ad accentuare l'esasperato turbinio.

Alla rassegna artistica Dino Alfieri, Sottosegretario di Stato per la Stampa e la Propaganda, che doveva presenziare la manifestazione viene sostituito, all'ultimo momento, da Filippo Tommaso Marinetti (10, che viene "Salutato da un vibrante applauso che voleva attestare la simpatia di tutti i presenti per l'atto simbolicamente guerriero compiuto dal capo del futurismo italiano col suo sulle balze del Tembien, l'oratore ha parlato col suo tono caratteristico ed incisivo delle "lettere che devono essere combattive come le armi devono essere intelligenti. Ha criticato l'esterofilia di tempi passati. Ha rivendicato la gloria e la gioia del tempo presente. Ha richiamato gli artisti italiani all'attenzione ottimistica e solare dei nuovi valori spirituali e sociali" (11.

Marinetti rimane felicemente sorpreso per l'allestimento in mostra di due sale con opere di Sibò e Di Gese (12, certamente non si aspettava in questa zona la presenza di due pittori che dipingono quadri futuristi per questo incentra su di loro il suo interesse stringendoci amicizia (13.

Questo particolare non sfugge alla stampa che scrive " due giovani artisti di Littoria, Dario Di Gese e Pier Luigi Bossi, che alternano al lavoro giornaliero uno svago ricreativo artistico. I due artisti suddetti hanno partecipato alla Mostra con una esposizione varia ed attraente di quadri futuristi. molto ammirati da S.E. l'Accademico d'Italia F.T. Marinetti" (14, " con i quali l'accademico si intrattiene con espressioni di elogio vibrante e di consenso" (15.

Tra tutti i dipinti presentati alla mostra solo uno, del quale si possiede anche il piccolo bozzetto, non è andato perduto perchè rimasto all'autore. Si tratta di "L'ombra della torre", una veduta tutta permeata dell stato d'animo di un aeropittore che stravolge il progetto grafico originale della piazza accentuando la continua sequenza di arcate e raddoppiando lo spiazzamento prospettico con una serie di cerchi concentrici e con l'incisiva presenza dell'ombra data dalla torre. Anche in questo dipinto, come in tutte le altre opere di Sibò presenti all'esposizione, l'artista riesce ad uscire da certi canoni puramente illustrativi perchè "grafitando" sensazioni e pensieri in maniera rapida, talvolta sommaria, riesce a creare freschezza e spontaneità, luminosità e respiro in uno spazio dov inserisce o dispone più elementi creando " squilibri nelle masse per stimolare conturbanze nel fruitore affinchè la visione risulti più viva e meno statica. Poichè futuristicamente lo spettatore dev'essere posto, come fosse in volo, dentro al quadro" (16.

 

Note Capitolo 4

 

1. " La tradizione della letteratura e dell'arte pontina oggi riprende: ma con diverso volto, con vigore e nuova freschezza. Redenta la terra, gli uomini a decine di migliaglia, son tornati ad abitarla; abbattute le lestre e le macchie, torri di città, campanili di chiese, camini di case coloniche, si levano su vaste distese. Accanto alla storia che segue fissa le date memorabili, le tappe della ciclopica impresa, fiorisce già la nuova letteratura, per cantare la vittoriosa conquista e il suo Artefice, fiorisce la nuova arte che si ispira al mutato paesaggio e alla risorgente vita dell'Agro... La natura e la vita dell'Agro Pontino sano, dunque, oggi, dopo la redenzione mussoliniana fonte di nuove e più liete e serene ispirazioni d'arte". Scrive S.P. in "Battesimo letterario dell'Agro Pontino". L'assegnazione del primo premio "Sabaudia", "Il Popolo d'Italia", Milano, 4/V/1936.

2. L'illustrazione del quadro compare su "Il Giornale d'Italia", Roma, 15/V/1936; ed anche su "Il Lavoro Fascista", Roma, 5/V/1936.

3. M.Ferrari, Manifestazioni artistico letterarie a Sabaudia, "Il Lavoro Fascista", Roma, 5/V/1936.

4. Vedi nota 1, Cap. I p. 109

5. Manifestazioni Artistiche nell'Agro Pontino. Il successo della Mostra d'Arte di Sabaudia, "Il Giornale d'Italia", Roma, 24/VI/1936. Le stesse notizie sono riportate nei seguenti articoli dei giornali: op.cit. nota 3; Premio letterario sabaudia consegnato a Vincenzo Rossetti, "La Tribuna", Roma, 5/V/1936; La Mostra d'arte a Sabaudia, "Il Giornale d'Italia", Roma, 14/V/1936.

6. Si posseggono delle lettere di accordi per l'invio e venuta consegna delle opere in sede di mostra spedite dall'ingegner Pasqualucci a Sibò riportate nella Raccolta Documenti fogli nn 1-5.

7. Catalogo I Mostra d'Arte della provincia di Littoria, a cura della Confederazione fascista Professionisti e Artisti Unione Provinciale Littoria, Sabaudia, 1936, p.3 .

8. Vedi nota 1, Cap. I

9. Vedi nota 5, Cap. I, p. 186

10. In un'altra lettera spedita sempre dall'Ingegner Pasqualucci a Sibò si annuncia lo spostamento dell'inaugurazione per domenica 3 maggio alle ore 10,30 e che la mostra verrà presenziata da Dino Alfieri. La lettera è riportata nella Raccolta Documenti foglio n. 6.

11. L'inaugurazione a Sabaudia della "Settimana artistico-letteraria", "Il Messaggero", Roma, 5/V/1936.

12. Cfr. nota 1, Cap. I, p. 106

13. Cfr. Cap.V

14 "La grande bonifica" quadro di D.Di Gese e Bossi, "Il Giornale d'Italia", Roma, 15/V/1936.

15. Alla Mostra d'Arte, "Il Messaggero", Roma, 5/V/1936.

16. Vedi nota 1, Cap.I, pp. 100-101

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