Dalla tesi di laurea in Storia dell'Arte - Anno Accademico 1991 - 1992

del Prof. Giovanni Marziali presso l'Università degli studi di Siena, relatore Chiar.mo Prof. E. Crispolti

 

Capitolo 5 - L'incontro con Marinetti e la costituzione del Gruppo Futurista di Littoria

 

L'esposizione di Sabaudia permette a Marinetti di fare un'interessante analisi della situazione artistica dell'Agro Pontino, qui ha modo di scoprire, tra numerose opere caraterrizzate da uno stretto provincialismo permeato di un'anacronistica eloquenza, due sale futuriste ricche di idee e novità firmate Sibò e Di Gese.

"Questi due artisti vi manifestano originalità di concezione, sentimento coloristico e passione interpretativa dei nuovi personaggi geometrici e splendenti creati prodigiosamente dal Duce sulle vinte paludi (1".

Con essi Marinetti vuole delineare la struttura artistica di Littoria allargando il vasto raggio futurista anche in quella zona; per questo dopo qualche giorno dall'apertura della Mostra i pittori vengono convocati a Roma dallo stesso per costituire ufficialmente il "Gruppo della provincia di Littoria, del movimento futurista italiano (2".

Per l'occasione Marinetti fa omaggio ai due di un suo libro riguardante Umberto Boccioni dove in terza pagina è scritta la dedica: " a Bossi al suo giovane Futurismo Littoriano nel giorno della fondazione del gruppo futurista di Littoria l'amico di Boccioni F.T. Marinetti (3".

Da questo giorno i rapporti tra Marinetti e Sibò, che nel frattempo è stato ribattezzato con questo nome proprio da Marinetti (4, diventano sempre più assidui e l'artista, convocato telefonicamente, inizia a recarsi periodicamente a Roma, quale rappresentante del Gruppo Futurista dell'Agro. Marinetti stabilisce così un diretto tramite anche con la regione della bonifica; sente che può contare su questo artista trasferito a Littoria del quale ammira il forte senso pratico e la sua instancabilità, Sibò dal canto suo ha la possibilità di frequentare l'ambiente romano di casa Marinetti facendo conoscenza tra gli altri anche di Benedetta (5. Ed è proprio quest'ultima artista, conduttrice alla radio della trasmissione: "Cronaca del futurismo nel mondo", che in data 22 maggio, parlando di Littoria e dell'Agro Pontino, ha modo di presentare ufficialmente con " parole di vivo elogio e di caldo incitamento (6, i pittori di Littoria pronunciando queste parole:

"Nella casa aperta a tutti a lato dell'alta torre che sfida un pò il profilo superbo del Circeo e tenta guardargli oltre, i pittori della Provincia di Littoria espongono le loro opere.

Non a caso quasi tutti questi artisti lavorano per la vita pratica della provincia. La loro arte sorge dalla devozione alla terra che li ospita.

I due fondatori del gruppo futurista della provincia di Littoria: Pittori Di Gese e Bossii, impiegati al Municipio alternano la compilazione di registri e bilanci con l'ansia sentimentale che li fa correre fuori per cogliere in sintesi e compenentrare nei loro quadri il cielo sereno, le case laboriose e le strade lunghe, le messi ricche con i cuori carichi di volontà, la forza vergine della terra con la feconditaà delle belle donne. Fu battezzata la nuova arte di Littoria con questi principi:

Basta con tutti i romanticismi crepuscolari, nebulosi, nostalgici, malati che impantanano la giovinezza;

Basta con i plagi sorti dalla paura;

Basta con l'indeciso con i vecchi temi, con l'analisi lenta col torbido.

Sia la nuova arte di Littoria sincera diretta come il raggio solare. Gioconda rigogliosa come un primo raccolto.

Ottimista volitivamente pura come il pensiero di Chi decise la grande bonifica.

Sintetica geometrica come le statistiche che creano una nuova bellezza, affiancando le giornate di lavoro e l'opera compiuta (7".

 

Note Capitolo 5

 

1. Il nuovo Guppo Futurista di Littoria, dispaccio emanato dall'agenzia A.L.A. Agenzia Letterario-Artistica Roma, 6/V/1936, riportato in Raccolta Documenti foglio n. 6.

2. Movimento artistico futurista a Littoria, "Il Giornale d'Italia", 10/V/1936. La stessa notizia è riportata anche in : Alla mostra di Sabaudia. Costituzione del gruppo Futurista, "Il Messaggero", Roma, 10/V/1936, p.6, con il seguente testo: "I futuristi Di Gese e Bossi, partecipanti alla prima Mostra d'arte della provincia di Littoria, invitati a Roma dall'accademico Marinetti che, come è noto, ebbe ad inaugurare la settimana artistico-letteraria di Sabaudia, hanno proceduto alla costituzione del "Gruppo della provincia di Littoria del movimento futurista italiano". Il movimento artistico-letterario abbraccia la letteratura, la pittura, la scultura, la musica. Marinetti si è compiaciuto di lasciare l'autografo che si trascrive: "Ai giovani pittori futuristi Dario Di Gese e Pierluigi Bossi nel giorno della costituzione del Gruppo Futurista della prov. di Littoria con tanti affettuosi auguri di Marinetti".

3. Vedi Raccolta Documenti foglio n. 7

4. Cfr. nota 1, Cap.I, pp 105-107

5. Ibid.

6. La notizia viene riportata in "Echi della mostra d'arte a Sabaudia, "Il Messaggero", Roma, 27/V/1936, nella seguente forma: "La sera del 22 corrente, alle 21,30, l'E.I.A.R. ha trasmesso dalle sue stazioni centro-meridionali una "Cronaca del futurismo nel mondo" della signora Benedetta Marinetti consorte dell'Accademico d'Italia. Ci piace ricordare che, nell'accennare alla visita compiuta alla Mostra d'arte di Sabaudia, l'illustre oratrice ebbe espressioni di vivo entusiasmo per lo spettacolo meraviglioso della primavera pontina e per la visione di bellezza offerta da Littoria a Sabaudia nel nitore smagliante delle loro architetture. Ci piace altresì menzionare le parole di vivo elogio e di caldo incitamento indirizzate ai nostri giovani concittadini Bossi e Di Gese, espositori a Sabaudia, e vivacissimi esponenti delle correnti futuriste nella nostra città.

7. Nascita artistica di Littoria, "Corriere Padano", Ferrara, 12/VI/1936, nell'articolo è presente il discorso tenuto alla radio da Benedetta, il testo completo è riportato nella Raccolta Documenti al foglio n.8

 

Capitolo 6 - Nel vortice della gloria ed altre opere

 

Dopo l'attestazione ufficiale del "Gruppo Futurista di Littoria", in seguito alla mostra di Sabaudia ed alla pubblicità fatta dalla stampa, Sibò e Di Gese ricevono le prime commissioni artistiche pubbliche.

Già durante l'inizio dell'estate del 1936 viene inviata a Sibò una lettera dello scultore futurista Renato Di Bosso nella quale lo si invita a fornire un'opera per una Mostra d'Arte Futurista presentata da Marinetti in varie città dell'America del sud: "Soggetto insostituibile" "Esaltazione della Vita Aerea" e cioè aeropittura e aeroscultura le quali, secondo le parole di Marinetti, "Esigono un potente sforzo d'invenzione e sono stracariche di varietà poichè abbracciano numerosi stati d'animo aerei da quelli cosmici-astratti a quelli sintetici impressionistici documentari. Comprendendo così le svariate attitudini di volo-decollaggi-ammaraggi-combattimenti a ruota e bombardamenti (1".

Dello stesso lavoro se ne parla in un'altra lettera scritta da Di Gese e Sibò ma, secondo la diretta testimonianza dell'artista, l'opera non viene realizzata (2.

I due artisti portano invece a termine, nel settembre dello stesso anno, una pergamena ricordo eseguita per gli ufficiali del corpo di soldati italiani all'estero da offrire al console Grillo, comandante la 121 Legione, in ricordo del suo fondamentale contributo per la mobilitazione e la smobilitazione dell'unità militare (3.

Accanto alla parte ufficiale, dove compaiono le scritte di attestazione ed un innumerevole gruppo di firme (4, vi è rappresentata la cartina dell' "Africa Orientale Italiana" con le città conquistate messe in evidenza da un cartiglio svolazzante. La scena è animata da numerosi soggetti quali: animali tropicali, palme e indigeni che convivono con soldati, carri armati, navi e immancabili aeroplani, tutti ironicamente "pupazzettati", come afferma Sibò (5, in un insieme visto come una vivace illustrazione di gusto narrativo-fantastico che, pur avendo alcuni "ingredienti", si discosta da quel retoricume di certe immagini fatte e volute dal regime.

Del resto Sibò e Di Gese, come tanti altri aeropittori, pur integrandosi nel sistema vivono sostanzialmente ai margini della cultura ufficiale che ha i suoi fondamenti nella celebrazione della romanità e nell'esaltazione del passato; in proposito scrive così il Crispolti: " I secondi futuristi, pur non sufficentemente corrisposti, tendevano a costruire un fronte artistico "moderno" e d'avanguardia in Italia contro il neotradizionalismo del gruppo Novecento, sia nel suo aspetto di retorica sintesi fra tradizione e stilizzazione pseudo-moderna (legata direttamente ai programmi del regime fascista e all'architettura piacentiniana) sia nel suo aspetto ( creativamente ben più rilevante) di ritorno ad una figurazione naturalistica fondata sulla consapevolezzadi un legame con la tradizione classica (6".

A proposito del fascismo Sibò ricorda: " Io mi accorgevo che c'era soltanto quando qualche manipolo di militi o qualche corteo, transitavano in città , ...la gente che io frequentavo non aveva nè tempo nè vogli ad'interessarsi di politica (7".

Bisogna anche considerare che tutti i simboli e gli emblemi, come i fasci littori e le aquile romane, sono in questo periodo dappertutto e perciò assimiliati dalla massa perchè fanno parte di quell'iconologia diffusa in Italia per oltre vent'anni, presente non solo in pittura e scultura ma anche in cippi, targhe, pergamene e medaglie volte a celebrare eventi più o meno gloriosi del fascismo. Sibò si serve e si servirà ancora di certi emblemi ma riesce ad inserirli in un'ottica futurista carica di dinamismoche permette loro di non scadere mai in quell'arte pedante e superficiale, tutta politica.

Spesso la critica ha erroneamente voluto vedere, proprio in virtù di questi simboli, una simbiosi tra questo tipo di arte e il regime "il peso dunque del luogo comune di un'assimilazione del Futurismo nel Fascismo ha lungamente gravato come una delle ragioni, più o meno esplicitamente confessate e comunque fondamentali, della sfortuna del Futurismo stesso, del movimeno e della sua ideologia, ma persino nell'opera dei suoi singoli membri, ed anche eminenti (8".

Nella seconda committenza pubblica, eseguita insieme a Di Gese, "Nel vortice della gloria", compaiono di nuovo alcuni emblemi fascisti ma vengono come "soffocati" dal resto della rappresentazione.

"Nell'anniversario della gloriosa morte del S.T. pilota Giorgio De Blasi è stato offerto dai pittori futuristi Dario Di Gese e Sibò, alla famiglia di S.E. l'Accademico Dante De Blasi un magnifico quadro di grandi dimensioni dal titolo "Nel vortice della gloria" (sintesi plastica dell'apoteosi di Giorgio De Blasi) (9". Questa notizia viene riportata su uno dei giornali dell'epoca dopo un anno dall'incidente aereo, avvenuto presso Capo Portiere nel litorale pontino, per commemorare la morte dell'aviere "per la giovane città di Littoria era un'ottima occasione, poichè aveva anche lei, ancora senza tradizioni, qualcosa da commemorare, da celebrare, insomma un anniversario da ricordare, per questo aveva commissionato al suo grupo futurista la tela (10".

La composizione dell'opera inizia nella tarda primavera del '36 e viene portata a termine dopo alcune tappe, tanto che in una lettera scritta da Di Gese a Sibò nell'estate dello stesso anno si legge: " ... Il quadro di De Blasi, salvo poche aggiunte è come l'hai lasciato e urge finirlo, ma senza di te non mi assumo nessuna responsabilità su alcune nuove idee che mi sono venute (11".

Strutturata secondo i dettami di un voluto geometrismo costituito da cerchi concentrici nella parte superiore e da linee spezzate nella parte inferiore, come contrasto di vita e morte, "Nel vortice della gloria" è tutta imperniata sul volo degli aquilotti, così allora erano chiamati i giovani piloti di aerei. Il movimento del volo sconvolge soprattutto il paesaggio terreno dove si assiste ad un ribaltamento dei piani; in uno di essi un gruppo di balilla-tamburini, disposti serialmente, sembrano scandire con un ritmo ossessivo il drammatico evento del veivolo che stà per schiantarsi al suolo. Il punto di vista dall'alto incurva leggermente l'orizzonte e permette di vedere moderne navi che solcano il mare, linee paraboliche riassumono fantasticamente le virate degli aerei la cui ombra è data dalla trasparente sagoma di tre aquile. Tutto concorre a formare un vortice che ha il suo epicentro nel mezzo della composizione dove, sopra al cippo di Capo Portiere, compare, dipinto in maniera sfumata, il nome Giorgio De Blasi. Nel cielo la risposta: "presente", più volte trascritta, è disposta nei primi cerchi concentrici per voler visualizzare il suono; quest'ultima particolarità della risposta affermativa di chiamata all'appello serve a dare ancor più incisività all'evento che assume connotati volutamente epici. Essa compare anche su un disegno per il monumento a Giorgio De Blasi. Infatti, sul luogo dell'accaduto, era stato posto pochi mesi prima, in memoria dello scomparso, un cippo quadrato di un monumentalismo statico somigliante ad un altare pagano (12. Anche Sibò aveva fatto un bozzetto da proporre per il monumento, nel suo schizzo è rappresentata un'ala spezzata di aereo come simbolo di vita bruscamente interrotta. L'alal piantata nel terreno è poggiata su di un'altura cilindrica, assumando una forte posizione dinamica poichè la punta è volta verso l'alto; in essa su di un alato è la scritta a forma di chiamata "Pilota Girorgio De Blasi" e la risposta "presente" è riportata di continuo sulla forma cilindrica in maniera tale da suggerire l'effetto eco.

 

Note Capitolo 6

 

1. La lettera di Di Bosso a Sibò è del giugno 1936. Il testo completo è riportato nella Raccolta Documenti foglio n.9

2. Nella lettera, scritta da Di Gese a Sibò, datata 13/VII/1936, vengono menzionate molte opere da finire ed altre da iniziare, anche in vista di importanti manifestazioni: si tratta di possibilità che non si sono poi verificate, tranne il quadro per De Blasi. Ciò è confermato dalle attuali testimonianze di Sibò e della figlia. La missiva è riportata nella Raccolta Documenti al foglio n. 10.

3. Gli Ufficiali della Legione degli Italiani all'Estero al Comandante la 121 Legione "Coriolano", "Il Giornale d'Italia", Roma, 29/IX/1936, dove compare il seguente testo:" Ieri alle ore 11,00, nella caserma della 121 Legione "Coriolano" della M.V.S.N. ha avuto luogo un vermout d'onore offerto dal Comando agli ufficiali della legione degli Italiani all'estero reduci dall' A.O.I.. Durante il cameratesco brindisi gli ufficiali degli italiani all'Estero hanno offerto al console Grillo, comandante la 121 Legione, una pergamena a ricordo di quanto egli fece durante la mobilitazione e la smobilitazione della gloriosa Legione. Alle brevi e sentite parole di omaggio riconoscente del centurione Roselli, rispose ringraziandolo il console Grillo e formulando voti d'augurio per tutti gli ufficiali e le loro famiglie. La simpatica cerimonia si è conclusa con il saluto del Duce".

4. nella pergamena è scritto: AL CONSOLE GRILLO COMANDANTE LA 121 LEGIONE CORIOLANO MVSN LITTORIA, reduci a Littoria della impresa africana prima di avviarsi ancora sulle strade del mondo e lasciare il suolo dell Patria indimenticabile. GLI UFFICIALI DELLE LEGIONI CCNN FASCI ALL'ESTERO ESPRIMONO IL LORA GRATO CAMERATESCO SALUTO Littoria Settembre XIV

5. Cfr. nota 1, Cap.I, p.110

6. E. Crispolti, "Storia e critica del Futurismo", Biblioteca Universale Laterza, Editori Laterza, Roma-Bari, 1987, p. 43

7. Vedi nota 1, Cap.I, pp. 102-103

8. E. Crispolti, Appunti sui materiali riguardanti i rapporti fra Futurismo e fascismo, in E. Crispolti, B. Hinz, Z. Birolli, "Arte e fascismo in Italia e in Germania", Feltrinelli Editore, Milano, 1974, p. 8

9. In memori di Giorgio De Blasi, " Il Giornale d'Italia", Roma, 20/X/1936; l'articolo è affiancato dalla foto dell'opera. La stessa notizia è anche in un altro giornale nell'articolo: Nel vortice della gloria, "La Tribuna", Roma, 18/X/1936

10. Vedi nota 1, Cap.I, p.111

11. Vedi nota 1, presente capitolo

12. Onoranze a S.T. Pilota De Blasi, "Il Giornale d'Italia", Roma, 10/V/1936. Nel testo dell'articolo si comunica che il 14 del mese di maggio, con una cerimonia, sarà inaugurato un cippo commemorativo sul luogo della disgrazia. Vedi anche nota 1, Cap.I

 

Capitolo 7 - II Mostra di Plastica Murale a Roma

 

Nel 1934 si era svolta nel Palazzo Ducale di Genova la I Mostra di Plastica Murale per l'Edilizia Fascista, dove veniva proposto un tipo nuovo di composizione artistica: quella polimaterica, così chiamata perchè in esse dovevano convivere, più o meno rilevati, degli svariati materiali quali marmi, vetri, legni, metalli " insieme alla pittura ma anche linoleum, che allora era una grande novità poichè si poteva tagliare, ed anche fotografie, gigantografie (1".

Il polimaterismo, che era già stato usato dai futuristi in diversi quadri e sculture, viene applicato anche alla pittura murale dove la terza dimensione diventa materialmente tangibile, ecco perciò che viene messo in evidenza... "Non più l'affresco ma un composto plastico-pittorico polimaterico capace anche di staccarsi dal muro e di interferire nel contesto spaziale, ... (2". Con la plastica murale vengono eliminati: la prospettiva, il chiaro-scuro, gli scorci quali elementi costituenti una falsa realtà, mentre viene esaltato il geometrismo, la composizione aggettante, la simultaneità di più visioni e tutto questo da realizzarsi nelle grandi supefici delle nuove architetture.

"La nuova architettura futurista e funzionale esige una altrettanto nuova ed assoluta interpretazione plastica delle vaste superfici spaziali; è naturale quindi che, ad una nuova realtà architettonica, corrisponda un'adeguata e nuova realtà tecnica plastica (3". Scrive Prampolini nel catalogo della suddetta mostra, affermando tra l'altro: " Le composizioni polimateriche sono destinate ad arricchire le superfici spaziali di una nuova dimensione emotiva, a sostituire tutte le pitture murali future (4".

Grande entusiasmo accompagna quest'ultima possibilità espressiva dei futuristi, presente soprattutto a livello di progetti e non nelle realizzazioni vere e proprie che, limitate agli edifici pubblici, ne vengono fatte pochissime. Il nuovo linguaggio figurativo trova nella maggior parte della gente, ed anche negli esperti quali architetti, ingegneri, decoratori, difficoltà di comprensione ma ha modo d'illustrare, da parte dei futurista, il nuovo modo di intendere la grande decorazione murale.

Alla prima mostra ne segue, due anni dopo, una seconda a Roma che rinnova le stesse idee di base espresse a Genova ripetute in otto punti dove la plastica murale viene definita "... un armonioso ingranaggio" di: edificio nuovo, ispirazione alla vita dinamica dell'oggi e del domani, distacco netto dalla tradizione, rilievo di volumi, industria, chimica ed anche la meccanica a favore dell'arte per creare nuovi materiali, pareti illuminate e profumate e aeroprospettive (5. Questi sono in sintesi i punti specificati nel manifesto della plastica murale futurista che si conclude affermando: " Questa plastica murale che ha avuto un suo nuovo mondo polimaterico nettamente futurista sostituisce la pittura e la scultura. Non può essere ospitata nelle esposizioni d'arte pura, realizza l'arte-vita, arricchendo la giornata e la notte dell'uomo con un'esaltante e continua sintesi della radiosa civiltà meccanica (6".

La seconda mostra viene ospitata nella parte superiore dei Mercati Traianei, in essa, oltre ad essere presenti della grandi decorazioni polimateriche collocate nel grande salone centrale, sono esposti, in altre piccole sale, dei bozzetti eseguiti su quattro temi di stampo politico precedentemente fissati per poi partecipare a due duversi concorsi. Il primo richiedeva dei bozzetti di decorazione murale per le "Case dek Fascio" e per i "Palazzi del Governo" e aveva per temi: "La guerra italiana in Africa Orientale" e "L'assedio economico"; il secondo proponeva i soggetti dell'"Aviazione dell'Italia" e dei "Trofei marittimi" per decorare rispettivamente una colonia marina ed un "Palazzo del Mare". E' evidente che con questa prerogativa la mostra romana, rispetto a quella di Genova del '34, ha nel suo complesso " minor esito d'incisività pro lematica e polemica (7". Il fatto fatto di seguire dei temi imposti, poi di carattere così marcatamente politico, limita molto a livello di fantasia la produzione dei pittori; in questa manifestazione si obbedisce più a regole imposte e " rispetto alla precedente edizione della mostra, si nota - e la stampa non mancò di segnalarlo - una minore sperimentazione formale nella realizzazione delle opere a favore di un gusto illustrativo, a volte palesemente propagandistico, (8". In effetti la stampa cerca di far " convivere " sperimentazione e "politica" affermando tra l'altro "... il movimento matura e si assesta pur restando nei suoi presupposti." Questo viene scritto a proposito dei bozzetti sulla "Gazzetta del Popolo" (9, mentre su "La Tribuna" sono gli artisti che vengono elogiati di questo "accomodamento":

"Albano, Abbatecola, Asinari, Castello, Caviglioni, Crali, Delle Site, Amazzotta, Di Gese, Sibò, Furlan, Menin, Monachesi, Murani, Ricas, Pacetti, Ari Fabbri, Spridigliozzi, Tano, Carta hanno dato prova generalmente di serietà e spesso anche gusto nell'affrontare e risolvere, sempre, naturalmente, in senso futurista e polimaterico, i temi proposti. Questi artisti hanno, insomma, creato delle belle armonie di colori, e degli ingegnosi e gustosi accostamenti di materiali, tentando anche, talvolta, come delle evasioni dalla stretta teoria polimaterica per avvicinarsi alla pittura. E questi tentativi come la evidente ricerca di una disciplina, di un ordine nelle altre manifestazioni, danno alla Mostra di oggi un particolare aspetto ed anche un nuovo significato che, forse, i visitatori della Mostra di Genova tenutasi nel 1934, avevano potuto prevedere (10". Alla mostra Sibò e Di Gese, ormai consolidamente in coppia, si presentano con due grandi bozzetti: "La guerra in A.O." e "L'assedio economico", contrassegnati con i numeri 31 e 32, partecipanti al concorso destinato alla decorazione murale per case del Fascio e palazzi governativi. Dei due lavori, entrambi dispersi, possediamo la fotografia che ci permette di poter fare una più attenta analisi di una delle opere: "La Guerra Italiana in A.O.I.", questo è il titolo completo della composizione pubblicata anche ne "Il Giornale d'Italia" del 6 novembre, dove abbiamo modo di apprendere alcune delle sue caratteristiche tecniche (11: "Il bozzetto misura m 0,74 per 0,63 ed il rapporto esecutivo è di 1 a 5.

I materiali definitivi del plastico, che occuperà una parete di m. 3,70 per 3 di una casa del Fascio in A.O. sono i seguenti: marmi neri, pittura silicale a rilievo, linoleum, cromoalluminio, bronzo dorato, metallo anticorodal, mosaico di pasta di vetro in tessere e lastra di rame (12".

Il bozzetto riassume simultaneamente la guerra d'Africa e l'assedio economico, su di un lato il Fascio Littorio, l'aquila imperiale e le forze di mare di terra di cielo si affacciano convergendo verso la cartina delle zone italiane conquistate in Africa su di essa sono trascritte date che ricordano eventi e battaglie storiche avvenute su quelle terre mentre i gagliardetti neri avanzano marciando. Dall'altro lato una sfera con scritto "52 nazioni" rappresenta quella parte di mondo che si è opposta alla conquista ed ha applicato delle sanzioni punitive. Nell'opera si ritrova perciò l'inieme di immagini-simbolo che vogliono eroicizzare questo particolare momento storico del regime come una obbligatoria missione di civiltà da compiere, ma per fortuna il simultaneo assemblaggio di tutti i soggetti e il senso del movimento dato dal mare e da aeroplani, navi e carri armati riesce a non limitare il tutto in una iconica e retorica rappresentazione.

 

Note Capitolo 7

 

1. Vedi nota 1, Cap.I, p. 112

2. Op. cit. nota 5, Cap.I, p. 534

3. E.Prampolini, "Funzionalità Architettonica del Polimaterico", in II^ Mostra Nazionale di Plastica murale per l'edilizia fascista in Italia e in Africa, organizzata dal movimento futurista, catalogo della mostra, Roma, Mercati Traianei ottobre-novembre 1936, Edizioni Futuriste di "Poesie", Roma, 1936, p. 9. Lo scritto è riportato nella Raccolta Documenti foglio n.12.

4. Ibid

5. Cfr. "La plastica murale futurista, manifesto" in op. cit. nota 3, pp. 3-5.

6. Ibid. p.5. il manifesto è riportato per intero nella Raccolta Documenti foglio n. 11.

7. Op.cit. nota 5, Cap. I, p. 535

8. E.Crispolti, a cura di, Prampolini dal Futurismo all'Informale, catalogo della mostra, Roma, Palazzo delle Esposizione, maggio-giugno 1992. Edizioni Carte Segrete, Roma 1992, pp. 293-294. Nello stesso paragrafo il Crispolti non manca di notare che molte delle opere esposte sono caratterizzate "... da piatti contenuti didascalici...".

9. A.F., Orientamento dell'edilizia fascista in Italia e in A.O., "La Gazzetta del Popolo", Torino 31/X/1936.

Cfr. anche C. Tridenti, La plastica murale in una mostra futurista, "Il Giornale d'Italia", Roma, 3/XI/1936.

Lo stesso articolo è presente in op. cit. nota 5, Cap.I, p. 535.

10. Plastica murale ai Mercati Traianei, "La Tribuna", Roma, 1/XI/1936.

11. La fotografia dell'opera è pubblicata anche a pagina 3 in, Pittori futuristi di Littoria a Roma, "Il Messaggero", Roma, 5/XI/1936. La foto precede il seguente trafiletto: I cittadini futuristi Di Gese e Sibò hanno partecipato alla II Mostra Nazionale di Plastica Murale a Roma ai Mercati Traianei che si è inaugurata domenica scorsa con un bozzetto per un plastico murale di m. 5x3 per la decorazione di una Casa del Fascio in Africa Orientale. Il bozzetto misura m. 0,74 x 0,63 ed il raporto esecutivo è di 1/5. la realizzazione nei materiali definitivi è effettuabile con marmo nero, linoleum, ceramica di pasta di vetro in mosaico, metallo cromato, pittura silicale a rilievo, bronzo dorato e rame in lastra.

12. Artisti di Littoria alla II Mostra di Plastica Murale, "Il Giornale d'Italia", Roma, 6/XI/1936, p. 5. L'articolo poi continua con quanto segue:

La plastica murale sostituisce, come è noto, la vecchia decorazione di affresco, conferendo un effetto volumetrico moderno gradevolissimo.

La prima grande affermazione talina della plastica murale è stata la Mostra della Rivoluzione.

Il bozzetto riassume in sintesi storica la conquista dell'Impero e la resistenza vittoriosa del Popolo Italiano contro l'assurdo assedio economico. Ha snellezza di linee e vivacità di colori. Ci congratuliamo con i due pittori futuristi di Littoria per la bella realizzazione.

 

Capitolo 8 - La Galleria Nazionale di Littoria

 

Le iniziative per "innalzare" Littoria al ruolo di grande città creata dal regime si susseguono a ruota nella metà degli anni Trenta, una di queste è anche la creazione della Galleria d'Arte Moderna; tutte le autorità appoggiano questo progetto poichè avrebbe portato alla città quel "blasone" culturale, fulcro di iniziative artistico-letterarie, che non riusciva ad acquisire perchè troppo vicina a Roma  e perchè abitata da contadini. Questa volta al nome Littoria viene affiancaa la parola arte: "L'arte, che è della vita la divinatrice e che della vita sa esaltare ed immortalare le espressioni più alte e più belle, nono poteva mancare in questa pulsante fucina di attività nuove, a fare più completa e più viva la Città nata, come per incanto, dal grembo ferace della zolla redenta (1". Sibò viene naturalmente coinvolto in questa "impresa" anche perchè l'idea era partita da un suo amico, il Professor Perissinotti, insegnante di disegno. Primo compito dell'artista era quello di raccogliere e dividere in diverse sezioni le opere che arrivavano a Littoria dopo che erano state mandate delle lettere ad artisti, musei, gallerie italiane affinchè offrissero ciascuno un'opera. Nasce così una raccolta che voleva e doveva essere il frutto di "volontarie" donazioni (2: "A differenza delle più illustri nostre città, che hanno visto formarsi le loro raccolte d'Arte attraverso grandissime difficoltà, durante secoli di sforzi e di sacrifici, è toccato a Littoria vedere composta la sua "Galleria" nel giro di pochi mesi, plebiscitariamente, mediante i doni generosamente spontanei degli Artisti Italiani (3". Scrive il Podestà, Enrico Pasqualucci, in una lettera di ringraziamento a coloro che avevano inviato le opere, specificando che: "E' questa una collezione unica nel genere, per il modo come è stata composta, ed è, nel nome stesso di Littoria, sicuramente destinata ad occupare una posizione centrale nella vita artistica della Nazione (4".  L'insieme di circa quattrocento composizioni artistiche viene allestito in alcuni locali del Liceo Ginnasio, in quanto non è ancora stata costruita la specifica sede per ospitarla, qui Sibò distribuisce quadri e sculture in sei sale facendo innalzare dodici pannelli mobili. L'innaugurazione avviene il 18 dicembre 1936, alla presenza di Mussolini che, dopo aver inaugurato la stazione ed una sala del Palazzo di Giustizia, si reca nei locali della scuola innervosito per delle zanzariere poste nella stazione e per delle sculture non di suo gradimento collocate all'interno del palazzo (5. "Io ero alla Galleria d'Arte Moderna che avevo il compito di ricevere Mussolini e di consegnargli il prototipo del catalogo fatto fare da me a Roma, la copertina era in marocchino azzurro che era il colore di Littoria (6". Racconta Sibò, affermando "Il Duce si interessò alla mostra chiedendo spiegazioni su questa o quell'opera come un normale visitatore senza fare polemiche o discorsi di sorta (7". L'operato dell'artista ha successo ed egli non manca di ricevere un plauso anche dal Podestà Pasqualucci che, in una lettera datata 2/I/1937, scrive: "Esprimo a V.S. il mio compiacimento per l'opera artisticamente svolta da V.S. nella sistemazione e nell'ordinamento della "Galleria d'Arte Moderna" che, pur in locali di fortuna, è stata presentata con gusto e dignità nel giorno della sua apertura (8".

 

Note Capitolo 8

 

1. E.Pasqualucci, introduzione a "Città di Littoria Galleria d'Arte Moderna". catalogo della Galleria, Edizioni Enzo Pinci, Roma, 1937, p.5

2. Cfr. lettera, firmata Pasqualucci, in Raccolta Documenti foglio n.15

3. Vedi lettera, firmata Pasqualucci, in Raccolta Documenti foglio n.15

4. Ibid

5. Cfr. Nota 1, Cap. I, pp.104-105

6. Ibid. , pp. 104-105

7. Ibid. , p. 105

8. Vedi lettera, firmata Pasqualucci, in Raccolta Documenti foglio n. 14

 

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