Dalla tesi di laurea in Storia dell'Arte - Anno Accademico 1991 - 1992

del Prof. Giovanni Marziali presso l'Università degli studi di Siena, relatore Chiar.mo Prof. E. Crispolti

 

 

Capitolo IX - Festa Futurista all'Albergo Littoria

 

Il bozzetto fatto per la II Mostra della plastica murale dedicato alla guerra in Africa viene utilizzato qualche mese più tardi da Sibò e Di Gese a Littoria. Nella loro città i due pittori hanno finalmente modo di mettere in pratica le tecniche della plastica murale che, fino a quel momento, erano state solo  idee su dei progetti, ma che ora diventavano realtà grazie alla decorazione interna di alcune pareti dove al termine... "Le mura appaiono tutte spalancate sul mondo: con legioni in marcia, navi, aeroplani, aquile, vanghe, spighe, fasci littori, opifici, campi, città, luci di vario colore, motivi ornamentali, drappeggi, fiori (1". Così vengono entusiasticamente descritte le sale dopo gli interventi dei due pittori che allestiscono una vera e propria mostra di plastica murale.

L'occasione gli viene data dal locale gruppo rionale "A.Gattuso" che organizza una festa nei locali dell'Albergo Littoria a totale beneficio dell'erigenda Casa del Fascio di Littoria. L'edificio, in questo periodo, è momentaneamente chiuso perchè ben presto sarebbero iniziati i lavori di innalzamento di un terzo piano e di allargamento delle sale del piano terra. Sibò e Di Gese si servono proprio di quest'ultimo per le loro decorazioni e, nel giro di poche settimane, utilizzando ..."Legni, tanta faesite, fotografie, alluminio e altro materiale leggero e di veloce installazione che doveva essere poi distrutto alla fine della festa (2", portano a termine i lavori seguiti anche dalla stampa che non perde occasione per elogiare gli eventi della nuova città. Si legge sul "Messaggero": "I camerati Di Gese e Bossi secondo la loro estrosa genialità futurista vi han lavorato attorno con abilità e lena: e l'ambiente per la prossima festa è stato ormai approntato. La prima realizzazione di plastica murale a Littoria è così attuata, nella più simpatica delle occasioni e dai più simpatici esecutori (3".

Attraverso questi allestimenti Sibò mette a frutto la sua capacità creativa e gli ideali per i quali aveva firmato anche un manifesto, in cui si evidenziavano le ampie possibilità comunicative della plastica murale, e in questo caso la cosa si verifica in quanto le composizioni vengono svolte in un grande spazio espositivo aperto e fruibile dalla massa. Logicamente il successo delle pareti polimateriche viene determinato anche e soprattutto dai temi trattati."I motivi delle decorazioni si ispirano alla trionfale marcia delle Camice Nere della Rivoluzione verso la Città Eterna, all'opera di Bonifica della Palude Pontina e dell'epica conquista dell'Impero.

Le rievocazioni plastiche rappresentano, in sintesi allegorica, i fatti storici che hanno avuto risalto nella crescente vita rivoluzionaria della Nazione ed appaiono perfettamente concepite e realizzate con armonia di movimento e di colore (4".

La sala d'ingresso viene dedicata alla bonifica e nella parete più grande, sullo sfondo, è rappresentato il Circeo punto di congiunzione tra mare e campagna che, con fasce continue di campi arati, manifesta la sua bonifica; in primo piano sono poste in rilievo tre grandi vanghe puntate su un terreno da dissodare, l'estremità di questi attrezzi è data da rigogliose spighe di grano. nella parete accanto è raffigurata l'alta torre comunale che domina la pianura affiancata da una fabbrica, in alto in aggetto è la scritta: "Questa è la guerra che noi preferiamo", chiaramente riferita alla battaglia agricola o più propriamente del grano.

Il secondo ambiente, chiamato Sala della Rivoluzione, è dominato da grandi personaggi in camicia nera che avanzano sotto un cielo tricolore verso Roma, rappresentata dal suo più famoso monumento: il Colosseo. Al centro, posto su un'ara, arde un grande fuoco mentre in alto è messa a grandi lettere la scritta:DUX.

Il salone viene invece dedicato alla conquista dell'Impero con tutti gli elementi e le caratteristiche presenti nel bozzetto della mostra romana del '36. Interessante è l'idea di movimento delle onde del mare dal quale emergono navi e sommergibili: Tutte queste immagini rappresentate fanno parte di quel progetto di diffusione culturale voluta dal regime, ma non sottendono le numerose espressioni di originalità date dal polimaterismo dei soggetti e dalla creatività dell'artista al di là dei temi da lui trattati. Infatti secondo Sibò: "La plastica murale, che per il periodo in cui è nata, ha, per i più, "puzzato di politica", per i futuristi però ci entrava soltanto "per il rotto della cuffia", si sa che le espressioni ertistiche generalmente subiscono l'influsso dello sviluppo politico e sociale (5".

 

Note Capitolo IX

 

1. La festa di stasera pro "Erigenda Casa del Fascio", "Il Messaggero", Roma, 4/II/1937. Parole di compiacimento per l'organizzazione e la riuscita della festa sono poi riportate in: La splendida riuscita della festa del tricolore, "Il Messaggero", Roma, 5/II/1937

2. Vedi nota 1, Cap.I, p.113

3. Vita e opere di Littoria. La grandiosa festa di domani sera, "Il Messaggero", Roma, 3/II/1937

4. Il trattenimento ricreativo del Gruppo Rionale "Gattuso", "Il Giornale d'Italia", Roma, 4/II/1937. Stesse considerazioni fatte in: Il trattenimento ricreativo del Gruppo "A. Gattuso, "La Tribuna", Roma, 4/II/1937; e in: Il trattenimento del Gruppo Rionale "Gattuso", "Il Giornale d'Italia", Roma 6/II/1937

5. Vedi nota 1, Cap.I, p.112

 

Capitolo X - Poesia e Arti Corporative e Il Poema della Divisione "28 ottobre"

 

Il 7 marzo 1937 presso la palestra dell'Opera Balilla viene celebrato il Congresso di Poesia e Arti Corporative nell'ambito del quale viene letto il Manifesto futurista che così inizia: "Dopo avere bevuto in velocità rombi e tonfi di motori a scoppio batterie di idrovore e motoaratrici fuor dall'incubo delle abolite paludi immenso prodigio geometrico e policromo di neonate messi sature di sole e fulgidi canali che infilzano l'orizzonte i futuristi Benedetta Brizzi Di Gese Carta Masnata Sibò Scrivo Scurto Trecca illustrano nel salone della palestra dell'Opera Balilla di Littoria questi principi.

Compito della poesia e delle arti è sempre quello di idealizzare l'universo verbalizzarne riplasmandole e sonorizzandone i pensieri le forme i colori i suoni i rumori i profumi e i tattilismi (1".

L'idea di una simile realizzazione era già stata preannunciata da Marinetti a Sibò e Di Gese circa un anno prima parlando di "...una serie di serate futuriste a Littoria coi poeti Pacilio, Frate e voi... (2". Ma la cosa inizia a prendere corpo nel mese di febbraio del '37 quando Sibò viene convocato a Roma per organizzare una serata dove, insieme a musiche e rumori, si sarebbero letti brani futuristi tra i quali il Manifesto futurista della Poesia e Arti Corporative (3. Il Manifesto viene poi pubblicato il 10 aprile nella "Gazzetta del Popolo" e letto poi alla radio da Marinetti il 2 maggio (4. In esso viene affermata la necessità della poesia e delle arti di riunirsi in gruppi per cantare poeticamente "l'idealizzazione dei singoli lavori concettuali amministrativi manuali meccanici (5", per "scovare ogni lavoro nella sua tipica tecnica e nella sua tipica produttività per estrarne i brividi della poesia (6". Devono perciò essere esaminati sotto forma di corporazioni: chimica ed industria, commerci, finanza e agricoltura, tecnica della guerra e tecniche chirurgiche obbedendo ai seguenti punti: "1 ottimismo antinostalgico 2 semplicità antiretorica, 3 originalità 4 varietà 5 intensità 6 dinamismo 7 sintesi 8 tipico tattilismo 9 tipico olfattismo 10 tipico rumorismo (7".

Nel Manifesto viene ricordato, a proposito dell'idealizzazione delle tecniche belliche, anche il libro di Marinetti: "Il Poema Africano della Divisione 28 Ottobre", opera di 55555 parole senza punteggiatura dove, nel capitolo ventesimo intitolato: "Simultaneità di una mensa di divisione", compare anche Sibò (8. L'artista è citato insieme ad altri futuristi nella commemorazione del giorno di Natale:

"La Natività è celebrata in una delle sessanta

simultaneità del poema e traendo insegnamento

dalla stalla di Betlemme

festeggia il Natale con un inno a Gesù in un presepio italiano popolato di

poeti pittori e scultori

Dante Leonardo Michelangelo e altri sono le statuine di questo presepio che come pastori o Re Magi offrono al Messia tutta la loro vita artistica e simultaneamente vengono consacrati futuristi (9". Marinetti ricorda poi le aerosculture di Boccioni, Mino Rosso, Di Bosso, Thayaht e le musiche del pianista Aldo Giuntini, rammenta di seguito alcuni poeti dove iclude se stesso e Benedetta ed infine afferma "E' l'Italia di Leonardo Michelangelo Sant'Elia fa decollare aeropitture di Azari Prampolini Dottori Benedetta Fillia Tato Oriani Ambrosi Andreoni Baldessari Belli Caviglioni Cocchia Crali Munari Ricas Regina Marisa Mori Mariotti Favallari Di Gese Sibò (10".

Marinetti, citando Sibò nel suo Poema, dà prova di amicizia nei confronti dell'artista di Littoria che, a sua volta, considera il teorico del futurismo "Un vero uomo di cultura, un maestro. Non politico, ci tengo a dirlo per sfatare le dicerie profuse su di lui. Adattatosi per favorire la continuità del suo movimento, al generale andamento politico. Sempre onesto-puro-equilibrato. Varie volte fu ripreso dal Duce per il suo comportamento non troppo ortodosso nei riguardi del regime (11". E' Marinetti che permette a Sibò di essere coinvolto in numerose iniziative, come quella di comparire con un'osservazione nel giornale parigino "Il Merlo", dove è scritto: "Sibò e Di Gese, da Littoria, affermano che non è possibile fermare il movimento futurista senza fermare l'evoluzione veloce e velocizzatrice della odierna civiltà (12".

Sarà ancora Marinetti a far partecipare l'artista alla mostra delle Colonie Estive o alla Biennale del '38, e sempre lui gli proporrà invano di essere presente alla Quadriennale di Roma (13, alla Triennale d'Oltremare napoletana (14 e al Premio Cremona di Pittura (15.

 

Note Capitolo X

 

1. Poesia e Arti Corporative Manifesto futurista in, "Gazzetta del Popolo", Torino, 10/IV/1937. Riportato integralmente nella Raccolta Documenti foglio 10

2. Vedi nota 2, Cap. VI, Raccolta Documenti foglio n.10

3. In proposito Marinetti invia il 7/II/1937 un telegramma a Sibò dove è scritto: "Impossibile venie oggi pregovi venire voi martedì decidere molte cose insieme.Marinetti."

4. Pur organizzando in tutti i dettagli la serata, Sibò non è presente ad essa in quanto, essendo sopraggiunta la morte del padre, deve tornare per qualche giorno in Toscana. In un telegramma datato 8/III/1937 è scritto: "Condoglianze profonde da tutti noi Marinetti Benedetta Scrivo Mannata"

5. Vedi nota 1

6. Ibid.

7. Ibid.

8. F.T. Marinetti, "Il Poema Africano Della Divisione 28 ottobre", A.Mondadori, Milano 1937

9. A. Picchi, Futurismo simultaneità dell'ultimo personaggio del Presepio, in "Il Caffè di Milano", Milano, giugno 1988, p.6. Presente nella Raccolta Documenti foglio n.25

10. Vedi nota 7, p.115. Raccolta Documenti foglio n.17

11. Vedi nota 1, Cap.I

12. Cronache futuriste, "Il Merlo", Parigi, 10/X/1937, p.5

13. Vedi Raccolta Documenti foglio n.20

14. Vedi Raccolta Documenti foglio n.22

15. Vedi Raccolta Documenti foglio n.23. Marinetti propone a Sibò anche di andare in guerra a combattere per il glorioso grande Impero mussoliniano. Vedi Raccolta Documenti foglio n.24

 

Capitolo XI - La Mostra Nazionale delle Colonie Estive

 

A Roma dal 1937 al 1938 vengono allestite delle grandi mostre volute dal Partito Nazionale Fascista. Per l'occasione la grande area del Circo Massimo viene trasformata in una piccola città nella città completa di servizi, ristoranti, albergo, piscine, piste di pattinaggio ma soprattutto da grandi padiglioni che ospitano i soggetti inerenti al tema, volti a celebrare la grandezza del regime... "ogni padiglione contiene l'ampia documentazione dell'attività svolta dal Fascismo nel settore dedicato alle nuove generazioni, con una ricchezza di dati e un'ampia illustrazione fotografica che posseggono sott'occhio, riassuntivamente una fra le più belle,e le più fattive attività del Regime, di cui si avvantaggiano tanto i bambini quanto le famiglie (1".

Infatti la prima mostra del giugno 1937 è quella Nazionale delle Colonie e dell'Assistenza all'Infanzia. In essa si vuol mettere in evidenza l'importanza, per la crescita e la potenza dell'Italia, dell'incremento demografico e per questo sono documentate tutte le attività che il governo offre alla gioventù sotto forma di assistenza materiale, morale e fisica. "Particolare importanza veniva data alle colonie estive, quale momento privileggiato di educazione del fanciullo alla vita sociale (2".  Tra le varie città rappresentate c'è anche Littoria nelle persone di Sibò e Di Gese che..."hanno eseguito due plastici polimaterici delle dimensioni di   m 6,50 per 2,30 nei materiali definitivi raffiguranti la genesi della bonifica umana e sociale in una allegoria simbolica della trasformazione della terra e degli uomini in una resurrezione di giovinezza e forza (3". I due pannelli riprendono alcuni soggetti e la forma compositiva di quelli fatti per la festa futurista di Littoria nella sala della bonifica e della rivoluzione. Soprattutto quello dedicato a l'infanzia, possiede le stesse vanghe culminanti in spighe di grano e sullo sfondo al posto della bonifica compare una veduta aerea di una moderna colonia. in primo piano un fotomontaggio di bambini vestiti di bianco in tenuta marina manifestano la loro gioia. Entrambi i pannelli sospesi tra dimensione sociale e simbolica confermano la loro originalità e capacità inventiva nella composizione estremamente dinamica data anche da alcune parti in aggetto, ma per la cultura del tempo hanno un altro valore, la loro importanza consiste nel fatto che essi rappresentano..."la razza che si afferma con la redenzione della terra (4".

Nell'altro pannello due grandi figure vigorose di soldato e agricoltura si affiancano alla scritta "Forza, Luce, Aria" e alla bandiera italiana che sventola in un cielo solcato da aeroplani. Al di sotto compaiono una serie di fotomontaggi dove spiccano dei ragazzi che fanno il saluto romano. I grandi personaggi del riquadro decorativo sono presenti anche in un piccolo bozzetto antecedente all'opera, del 1936, destinato ad una pergamena, al centro del quale su un cartiglio è scritto:"Città di Littoria", al di sopra vi è l'immancabile edificio con la torre e il giardino, mentre ai lati sono poste quattro sagome divise in coppie che simboleggiano con forte incisività le più importanti categorie di lavoratori a Littoria rappresentate da un muratore, un fabbro, un contadino ed un soldato.

 

Note Capitolo XI

 

1. Il Padiglione delle Organizzazioni Giovanili, "Il Lavoro Fascista", Roma, 11/VIII/1937, p.4. Altri articoli celebratori sulla mostra sono in, Alla Mostra delle Colonie Estive, "Il Lavoro Fascista", Roma, 3/VIII/1937; Giuseppe Trecca, Alla Mostra delle Colonie Estive, "Il Lavoro Fascista", Roma, 29/VII/1937

2. F. Matitti, Effimero Littorio in, Arte e Dossier, n.50, Giunti, Firenze, ottobre 1990

3. Littoria alla Mostra Nazionale delle Colonie Estive, "Il Giornale d'Italia", Roma, 2/V/1937

4. Ibid.

 

Capitolo XII - 1938. Gli Allestimeni delle Mostre di Littoria e la XXI^ Biennale di Venezia

 

Sibò, che nel novembre del '37 aveva decorato ed eseguito le miniature in una pergamena commemorativa in occasione del XIX annuale della Vittoria (1, inizia il nuovo anno, il 1938, preparando l'organizzazione e l'allestimento degli oggetti di due mostre primaverili di carattere agricolo-folkloristico da svolgersi a Littoria. La prima, la "Mostra delle Massaie Rurali", viene inaugurata a marzo nei locali dell'Albergo Littoria, in essa..."Tessili, coltivazioni ortive, pollicoltura, allevamenti, manufatti, tutte le molteplici forme dell'industre operosità di nostre donne hanno qui la loro valorizzazione. E mercè l'infaticabile opera dei camerati Pallotta e Bossi e dei loro collaboratori che la mostra si preannuncia interessantissima (2". La seconda è la "Mostra della produzione pontina" volta a pubblicizzare la zona con i suoi vini, le sue industrie e le sue cinque città, nel reparto dedicato agli industriali "... spiccano le figurazioni dei camerati Di Gese e Sibò e dove l'attività trova una rappresentazione grafica veramente eloquente e riuscita (3". Ma il 1938 è contrassegnato da una mostra ben più importante per Sibò: la XXI Biennale di Venezia, dove, nelle sale 41-42 e 43 Marinetti presenta 63 opere di pittura e scultura eseguite da: "Futuristi Aeropittori d'Africa e Spagna", tra i quali c'è anche Sibò. Nell'introduzione fatta nel catalogo egli stabilisce la collaborazione di questi artisti affermando che con le loro raffigurazioni di "...battaglie rivoluzioni autostrade bonifiche nuove città macchine aeree primati di velocità squadriglie bombardamenti ed anche Divisioni di Camice Nere d'Africa  e di Spagna sono come in ogni esercito le indispensabili e numerose pattuglie d'avanscoperta per le vittorie presenti e future (4".

Il critico poi suddivide i pittori a secondo del tipo di aeropittura che compongono, distingue infatti una aeropittura dinamico-verista, una spiritualistica, un'arte sacra futurista e un'aeropittura cosmica rappresentata in pieno dall'opera di Enrico Prampolini con "Nove composizioni cosmiche dinamiche" ma anche dal quadro di Sibò "La conquista dello spazio (5", purtroppo disperso, che l'autore ci descrive in questo modo: "...ricordo si trattava di un paesaggio cosmico dove si assisteva alla congiunzione di più pianeti in movimento nello spazio abitato da altri corpi celesti e satelliti in esplorazione (6". Già nel '36 Sibò aveva immaginato liberamente le proprie visioni superando la realtà apparente avvicinandosi così all'area cosmica dell'aeropittura. Ciò avviene in una rappresentazione dove si assiste all'oscuramento di un astro e dello spazio intorno a lui dovuto all'interposizione di un altro corpo, il titolo dell'opera è infatti:"Eclisse". Questa congiunzione di pianeti provoca, nell'occhio di Sibò, una visione cosmica la cui interpretazione non si deve limitare all'unione di due entità sferiche, ma può essere vista anche simbolicamente come visione macroscopica di presenze organiche n movimento. L'idea delle forme larvali legate alla cosmologia richiama alla mente le vicine esperienze di Enrico Prampolini poichè la "proiezione cosmica prampoliniana implica un processo immaginativo metamorfico, che coinvolge la materia biologica quanto quella geologica (7". Ma mentre Prampolini "nel suo "idealismo cosmico" di fatto si pone nell'ambito dell'avanguardia non soltanto europea (8", Sibò resta ancorato alla realtà, una realtà fenomenica spaziale mai fantascientifica, in effeti tutta la produzione "cosmica" del nostro è contrassegnata dal fatto che gli avvenimenti da lui rappresentati vanno "avanti alla realtà immaginando delle situazioni cosmiche che effettivamente esistono! (9".

Anche in "Universo", piccolo bozzetto del 1937, si assiste alla visione di uno spaccato spaziale popolato da pianeti e solcato da strisce bianche di astri in movimento che possono ben esistere nella galassia anche se il colore acceso giallo, arancione e rosso dei pianeti, in contrasto con il blu ed il nero del cielo è il frutto di un'astrazione tutta ideale compiuta dall'artista.

 

Note Capitolo XII

 

1. Il XIX annuale della Vittoria nell'Agro Pontino. Littoria offre la bandiera al Grupo dei Reali Carabinieri in un ardente entusiasmo di fede, "Il Mattino di Napoli", Napoli, 5/XI/1937. Nell'articolo oltre alla descrizione della cerimonia è scritto: "Il lavoro curato nei suoi più dettagliati particolari di alto valore artistico è stato eseguito su progettazione del concittadino pittore Sibò ed eseguito mirabilmene dallo stesso ".

2. Il Convegno dell'Artigianato - La Mostra delle Massaie Rurali, "Il Messaggero", Roma, 13/III/1938; vedi anche: Il crescente successo della Mostra delle Massaie Rurali a Littoria, "Il Messaggero", Roma, 17/III/1938

3. Alla mostra della produzione pontina, "Il Messaggero", Roma, 28/V/1938

4. F.T. Marinetti "Futuristi Aeropittori d'Africa e Spagna", in XXI Biennale di Venezia, catalogo della mostra, Venezia maggio-settembre 1938, p. 182

5. Vedi nota 4, p. 189. L'artista è erroneamente messo come nato a Roma da Marinetti, è quest'ultimo che manda la scheda biografica alla segreteria della Biennale e sempre lui che avverte Sibò con il seguente telegramma del 16/IV/1938:"Spedite subito senza moduli speciali grande velocità indirizzando Sala Futurista Biennale Venezia Vostre Aeropitture. Marinetti". Sempre in proposito della Biennale si possiede una lettera che conferma la partecipazione di Sibò alla Biennale. Vedi Raccolta Documenti foglio n.18

6. Vedi nota 1, Cap.I, p.114

7. Vedi op. cit. nota 8, Cap. VII, p. 269

8. Ibid.

9. Vedi nota 1, Cap. I, p.114

 

Capitolo XIII - Le Vedute Futuriste di Siena

 

Con l'avvento della guerra la produzione pittorica di Sibò si arresta; la situazione artistica ufficiale, in questo periodo più che mai, viene fuorviata da elementi teorico-politici tipici del credo fascista che fa sfociare il tutto in simbologie, messaggi e creazioni cariche di retorica e magniloquenti che non possono più adattarsi al carattere e allo spirito del pittore.E mentre alcuni artisti riescono a superare questo momento restando clandestinamente legati alle loro idee ed altri obbediscono alle teorie artistiche imposte dal regime, Sibò, il cui credo è basato solo sulle sensazioni immediate e sulle persone che lo circondano lascia la pittura (1. Dopo la parentesi bellica si dedica soprattutto al suo lavoro di geometra, l'amore per i pennelli è comunque troppo forte e ritroviamo Sibò in Toscana, già negli anni Cinquanta, a dipengere (2. Ma è negli anni Ottanta, dopo una lunga parentesi lavorativa a Milano, che Sibò rientra definitivamente nella sua terra d'adozione riprendendo in pieno l'attività artistica dedicando la maggior parte delle sue opere a vedute di Siena.

Piazze, vicoli, chiese della città sono rappresentati in maniera nuova, Sibò vede i vecchi angusti vicoli vivere in luminosi colori, quelli dei vessilli e dei costumi medievali, calde ombre, fasce di luci colorate gioie, luminosità e dinamismo sono presenti in "Antico vicolo senese", o in "Verso Fontebranda". In essi, come in "Il castellare, vicolo delle Sotte", i muri raccontano la loro storia, i dolori nelle ombre, la felicità e la gioia nelle luci. In queste opere si assiste alla scomposizione analitica dell'immagine grazie all'uso di forme geometriche, distinte l'una dall'altra da diversi colori o da diverse gradazioni dello stesso colore come in "San Gimignano" o nella veduta del "Duomo". In quest'ultima produzione c'è un richiamo alla matrice cubista comunque inserita in un'atmosfera estremamente dinamica, infatti nei lavori che Sibò tutt'ora dipinge convivono elementi dalla prospettiva sommaria e con accentuate forme geometriche inseriti in visioni fuuriste, il tutto è legato insieme da colori vivacissimi che permeano stravolgendolo il tessuto urbano della città.

 

Note Capitolo XIII

 

1. Vedi Biografia dell'artista, p.91

2. Ibid.

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